I diversi percorsi di conversione

2 Febbraio 2022Articolo

Grazia, cambiamento, libertà, missione. Parole chiave nei diversi percorsi di conversione

 

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta nell’Annuario dei gesuiti del 2021. Potete trovare l’intero Annuario seguendo questo link.

 

La conversione è un’esperienza fondamentale per chiunque abbia una fede viva, a prescindere dall’essere nati in una famiglia cristiana, o dall’essere diventati cristiani in seguito: senza la conversione, non esisterebbe una comunità cristiana. Indipendentemente da come sia avvenuta, all’improvviso o in modo dolce e graduale nel tempo, la conversione cambia la vita. Si avranno un orientamento, un’energia, una finalità nuovi. Si avrà un sentimento di pace e d’integrità nel modo di vivere la realtà della fede, che non diminuirà con il passare del tempo, anche sotto la pressione dell’opposizione. Tutto ciò che è “ordinario” può continuare ad esistere in vari modi, ma, in un certo senso, lo sperimentiamo diversamente. L’unica cosa che tutte le “conversioni” hanno in comune è un incontro con la realtà viva di Cristo, per questo la conversione è sempre un ritorno a Lui.

Dimensioni della conversione

Anche se può adottare molte forme diverse, ogni genuina esperienza di conversione avrà sempre qualcosa in comune con le altre.

In primo luogo, si sperimenterà la grazia, vale a dire qualcosa di donato, che non viene direttamente da noi stessi e dai nostri desideri, per quante buone intenzioni possiamo avere. Ovviamente, tutti sperimentiamo molti cambiamenti nella vita, alcuni voluti ed avviati da noi stessi, altri non previsti, ma imposti dalle circostanze. Eppure, nella conversione riconosciamo qualcosa di diverso; anche quando c’è una mediazione altrui, essa ha la caratteristica di un regalo. Esiste un sentimento tipico di chi sente la “chiamata”, e, anche se può avere una forza ed una logica proprie, la conversione genuina non può essere imposta, al contrario, ci invita a rispondere “fiat”, ad assentire e consentire.

Ciò vuol dire che, nella tradizione cristiana, la conversione ha sempre la struttura di una relazione: deve implicare affetto e volontà, oltre all’intelligenza; è molto più che un’improvvisa epifania interiore, non importa quanto possa essere trascendente ed originale. A questo proposito, il Padre Arrupe dice che la conversione non solo ha la capacità di far innamorare, ma anche di mantenere quell’amore lasciando che diventi la ragion d’essere della nostra vita. Ben lungi dal separarci dal mondo, le esperienze di conversione ci aprono ad altri modi di vivere nel mondo stesso, con maggiore intensità e apprezzamento.

Va notato come la conversione non è mai una chiamata a un viaggio solitario, come attestano quelle narrate nelle Scritture o nella successiva storia della Chiesa. La conversione è entrare in una comunità, frutto essa stessa di conversione.

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Bartolomé Esteban Murillo (Spanish, 1617 – 1682 ), The Return of the Prodigal Son, 1667/1670, oil on canvas, Gift of the Avalon Foundation 1948.12.1

In secondo luogo, la conversione produce un cambiamento. È così che la realtà della conversione si incarna nelle circostanze di una vita concreta; diventa una forza che modella, che dà uno scopo e una direzione nuovi ed è per questo che raggiunge le vite altrui e le influenza. Nel tempo diventa più stabile costruendo nuovi modelli di azione e relazione, fino a diventare un’“abitudine” o un “modo di procedere”. Tuttavia, la conversione non è mai soltanto un cambio di condotta, ma implica anche una trasformazione interiore: un modo nuovo di percepire e d’intendere, una mente ed un cuore nuovi.

Come avviene con la trasformazione di una cultura esistente, così la conversione ha, spesso, il potere di generarne una nuova; e così facendo, diventa una grazia reale per gli altri, creando relazioni, culture o condizioni attraverso le quali l’altro può scoprire ed abbracciare un cambiamento redentivo e generativo nella propria vita e nella propria comunità.

La terza dimensione della conversione è riconoscibile a partire dalle due che abbiamo appena identificato, tant’è vero che potrebbe essere interpretata come il primo frutto o il fondamento del cambiamento stesso: la libertà.

La conversione ha le sue fondamenta nella libertà, che è il presupposto di ogni autentico cambiamento. Il semplice fatto che Dio rifiuti di obbligarci è la rivelazione della nostra stessa libertà. La libertà può esistere ed avere senso solo nelle relazioni, non nell’isolamento. La grazia della libertà è il fatto che essa vive dentro, da, e per gli altri. Al suo livello più profondo, la conversione cui ci chiama Cristo è una conversione alla Sua stessa libertà; si esprime nell’offerta senza restrizioni del dono di sé per il bene dell’altro: l’amore. Forse è questa la conversione più profonda. In un certo senso, è la realtà nella quale, da sempre, ci sforziamo di entrare, la grazia di cui siamo sempre alla ricerca, ma che può essere scoperta solo quando accettiamo di correre il rischio di donare noi stessi.

La quarta dimensione della conversione è la missione. Tutti i momenti di conversione nelle Scritture comportano una specie di missione, dove tutte le dimensioni della conversione che abbiamo esplorato entrano in gioco. La missione è ciò che ci è stato dato, non è qualcosa che ci appartiene, ma ci è stata donata da qualcun altro che ha il potere di inviarci. Ogni vita cristiana è come una missione, perché partecipa della missione di Cristo. Infatti, Cristo riceve la propria missione dal Padre e la vive attraverso lo Spirito Santo.

Qualunque sia il modo in cui siamo chiamati a realizzare la nostra missione-identità cristiana, saremo sempre sulla strada della conversione, riscoprendo, in ogni circostanza della vita, cosa significa per noi e come siamo chiamati a metterla in atto. Anche per questa ragione le conversioni, intese come eventi e processi, richiedono discernimento: una ricerca attenta, con la mente ed il cuore della fede, per trovare nelle nostre relazioni personali e nella nostra situazione il modo di servire meglio Dio, Colui che offre la vita del Regno, quella che guarisce, a ogni donna e uomo, a tutto il creato.

Conversione per l’Anno Ignaziano

Perché, allora, ci concentriamo sul tema della conversione, in occasione dell’Anno Ignaziano? Perché si tratta di una chiamata permanente a riconoscerne la grazia, ad essere aperti al cambiamento, ad esercitare la nostra libertà, a rendere più fruttuosa la nostra missione.

Traduzione di Ivana Pistoresi De Luca

 

Written byÉcrit parEscrito porScritto da James Hanvey SJ
P. James Hanvey SJ è un gesuita della Provincia Britannica. Attualmente è segretario per il Servizio della Fede presso la Curia Generale della Compagnia di Gesù a Roma.

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