L’intimità con Dio Padre

28 Marzo 2022Omelie di Kolvenbach

Durante questo Anno Ignaziano, pubblichiamo una serie di omelie che il P. Generale Kolvenbach ha tenuto nei giorni della festa di S. Ignazio. In questa prima omelia, P. Kolvenbach parla dell’intimità con Dio Padre.

Chiesa di S. Ignazio, Roma, 31 luglio 1999

Celebrando questa sera nella Chiesa a lui dedicata la festa di Sant’Ignazio, non possiamo non renderci conto che siamo quasi alle soglie dell’anno 2000. Sant’Ignazio ci ha accompagnato durante l’anno di Cristo e da lui abbiamo imparato a seguire Gesù, sulla croce e nella gloria, sempre «tutto intero il mio Dio» (Diario spir., 27 febbr. 1544). Poi Sant’Ignazio ci ha aiutato a vivere l’anno dello Spirito, insegnandoci un discernimento che scopre in tutto il più grande servizio da rendere al Signore e alla sua Chiesa. Oggi ci aspettiamo da Sant’Ignazio una parola che ci guidi verso Colui che è al principio e al termine di ogni esistenza umana: Dio, Padre di Gesù e Padre nostro.

Come ogni bambino scopre suo padre non in libri e studi, ma in una esperienza di vita, Sant’Ignazio ha imparato dall’esperienza che Dio era suo Padre che è nei cieli, ha imparato che «Dio è il mio Signore», vivendo la vita di tutti i giorni. Nelle sue lettere Sant’Ignazio ricorda spesso, in occasione di un lutto o di una malattia, di una nascita o di un matrimonio, come di ogni altro evento doloroso o gioioso, che si tratta sempre di un dono di Dio, di un gesto amoroso di nostro Padre. Egli scrive: «Noi abbiamo un Dio così buono, così attento e amorevole nei nostri confronti, da non scegliere che quello che per noi è il meglio».

Ignazio non era un sognatore che non conosce la vita, o un ingenuo che non guarda la realtà in faccia. Sapeva per esperienza che il cammino che conduce a Dio è aspro e duro, ma mai assurdo o ripugnante. Perché in tutto un Padre amorevole è presente, è al lavoro per noi, è stabilmente in mezzo a noi, chiamando ciascuno con il suo nome, prendendo cura di ciascuna pianta o animale in particolare. Il Padre rispetta ogni creatura, per quanto piccola essa sia, e senza di Lui nessun passero cade a terra; allora, dice Gesù, ciascuno di voi, voi tutti valete molto di più di una moltitudine di passeri.

Nella sua familiarità con Dio Padre Sant’Ignazio sapeva per esperienza di essere un piccolissimo servitore in presenza della sua divina Maestà. Ma il Padre gli faceva capire che l’onnipotenza divina, che ha tutto creato e continua a creare, non agisce per stupire le creature con una brillante azione spettacolare e nemmeno per schiacciarci con la sua forza. Dio ha creato come un Padre che genera per amore, per desiderio di una vicinanza amorosa, mettendoci in cammino, avendo fiducia in noi, rallegrandosi quando ci vede crescere nell’intimità con Lui fino al giorno in cui ci accoglie nella casa del Padre. L’onnipotenza della divina Maestà si manifesta in questa ineffabile bontà di un Dio Padre che si china innanzitutto sull’avvenire dei piccoli e dei deboli, e con un’insondabile tenerezza sui figli prodighi. La Madonna lo canterà nel suo cantico: ha innalzato gli umili, ricolma di beni gli affamati e la sua misericordia si estende di generazione in generazione. Davanti a questa inesauribile bontà del Padre, Ignazio provava vergogna e parecchie volte firmava le sue lettere con la confessione: Ignazio povero in bontà, povero nel riconoscere che tutto è dono di Dio, che tutto è grazia.

Una espressione molto sconvolgente di questa bontà del Padre era per Ignazio il desiderio di Dio di parlarci. Senza sosta egli ci invita al colloquio, a entrare in dialogo con Lui che è il Signore, ma con il quale possiamo parlare come un amico parla a un amico grazie alla sua bontà. Se a molte riprese e sotto molte forme Dio ci parla è perché egli ci ama, desidera avvicinarsi a noi prendendoci come interlocutori validi, come adulti, liberi e responsabili. Entrando in conversazione con noi, Dio nostro Padre si è reso di fatto vulnerabile: nella sua bontà divina ha voluto correre il rischio che noi rifiutiamo questo dialogo, che noi tradiamo la sua parola. Egli ci ha tanto amato da donarci suo Figlio come parola di vita e questo dialogo con noi è sfociato nella rottura della croce. E tuttavia, sapendo il linguaggio della nostra storia umana con le sue tristi avventure di cattiva volontà e d’infedeltà, Dio nella sua bontà non s’è risparmiato alcun rischio e continua a parlarci per mezzo della sua Parola vivente, un Verbo di carne e sangue.

Ignazio, sapendosi povero in bontà, ci invita questa sera a parlare con Colui che è Bontà, con Colui che non vuol essere che Bontà divina; ci invita a parlare con Lui come un servitore parla con il suo Signore, ma anche come un amico parla con il suo Amico, spezzando il pane e versando il vino, affinché il nostro cuore arda d’amore ricevendo il corpo e il sangue della Bontà di Dio.

 

Scopra le altre omelie quì.

Written byÉcrit parEscrito porScritto da Peter Hans Kolvenbach SJ
Peter Hans Kolvenbach SJ (30 novembre 1928 - 26 novembre 2016), gesuita olandese e ventinovesimo superiore generale della Compagnia di Gesù.

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